Nei Sei personaggi in cerca d’autore, l’ambientazione assume un ruolo fondamentale perché rompe, fin da subito, l’illusione teatrale. Luigi Pirandello indica che la scena deve rappresentare il teatro “così com’è”, privo di finzione scenografica: Teatro come luogo reale, non come costruzione illusoria. L’obiettivo è far percepire allo spettatore, non uno spettacolo compiuto ma una prova in corso, aperta e vulnerabile, in cui qualcosa di imprevisto (l’irruzione dei sei personaggi) invade lo spazio concreto del palcoscenico. Il palcoscenico del Quirino diventa così una vera e propria dichiarazione poetica: il teatro si mostra senza maschera proprio mentre mette in discussione ogni maschera. In questo modo, Pirandello rompe radicalmente la tradizione e coinvolge lo spettatore in una riflessione profonda sul rapporto tra realtà e finzione. Il palcoscenico reale diventa quindi lo spazio di scontro tra attori e personaggi, rendendo visibile la crisi del teatro e, insieme, quella dell’identità. Interprete ideale del Padre è Cesare Bocci, in grado di restituire la complessità del personaggio: una doppiezza sospesa tra razionalità e tormento, tra bisogno di verità e consapevolezza della finzione, configurandosi così come un vero e proprio portavoce del pensiero pirandelliano.