Author Archives: redazione

COME TU MI VUOI

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14.19 febbraio
Teatro Stabile di Catania, Teatro della Toscana Teatro Nazionale , Teatro Stabile del Friuli
Venezia Giulia, Tradizione e Turismo srl – Centro di Produzione Teatrale –  Teatro Sannazzaro
presentano

 

LUCIA LAVIA

COME TU MI VUOI

di Luigi Pirandello

con
FRANCESCO BISCIONE    ALESSANDRA COSTANZO    BRUNO TORRISI
ed altri attori in via di definizione

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi

regia LUCA DE FUSCO

 

 

Un capolavoro della maturità di Pirandello, forse in assoluto il meno frequentato, scelto da un regista come Luca De Fusco che ha invece molto frequentato lautore siciliano e che decide di portarlo ora in scena con una delle stelle nascenti del panorama attoriale italiano, Lucia Lavia, certamente all’altezza della grande interpretazione che pretende un testo tanto aspro, ostico e misterioso.

Con Come tu mi vuoi De Fusco prosegue nella sua ricerca su Pirandello, ma lo fa – tra l’altro da direttore del Teatro Stabile di Catania – con l’intenzione di inaugurare un preciso progetto volto a illuminare le aree meno consuete del repertorio pirandelliano. E come già con Così è (se vi pare) si allontana da ogni connotazione caricaturale dei personaggi per lasciare avanzare atmosfere quasi cinematografiche, da noir anni ’40, e sottolineare la drammatica, solitaria chiusura di tutti i personaggi, a cominciare proprio dall’Ignota, con la sua ricerca sull’identità personale.

In una scenografia ispirata alla galleria degli specchi de La signora di Shangai di Orson Welles, i frammenti del proprio riflesso rimanderanno alla protagonista l’inquietudine fondamentale del suo personaggio: rivedersi le richiamerà all’incubo di non conoscersi. Così De Fusco proseguirà la sua storica collaborazione con la scenografa Marta Crinolini Malatesta e anche con Gigi Saccomandi, che userà le luci proprio come ritagli di inquadrature cinematografiche, anch’esse al servizio di un Pirandello cupo e carico di esistenzialismo, più che mai vicino al nostro tempo.

LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA

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31 gennaio 12 febbraio
Fondazione Teatro della Toscana – Best Live
presentano

 

 

ELENA SOFIA RICCI

LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA

di Tennessee Williams

traduzione Masolino D’Amico

con
GABRIELE ANAGNI

e con
Chiara Degani
   Flavio Francucci   Giorgio Sales   Alberto Penna
Valentina Martone   Eros Pascale   Marco Fanizzi

 

scene e costumi Pier Luigi Pizzi
musiche Stefano Mainetti
ligth designer Pietro Sperduti

 

regia PIER LUIGI PIZZI

 

 

Appunti del regista:

 

La proposta del Teatro della Toscana e di Mariano Anagni di pensare ad un progetto di regia per LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA, è stato di grande stimolo e dopo un’attenta lettura, ho accettato, forte del fatto che avrei avuto la presenza nel cast, di Elena Sofia Ricci, nel ruolo della protagonista.

Come d’abitudine il mio progetto comprende l’ambientazione e i vestiti. Williams ha una straordinaria abilità a costruire personaggi femminili al limite del delirio, sul bordo dell’abisso. Alexandra del Lago, star del cinema in declino, non più giovanissima, alcolizzata e depressa, in fuga da quello che crede un insuccesso del suo ultimo film, cerca un rimedio alla solitudine nelle braccia di un gigolò, giovane e bello, un attore fallito in cerca di rilancio, ma destinato ad una triste fine, una volta che ha perduto il suo unico bene, la gioventù. Ma Williams, da grande drammaturgo è capace sempre di stupirci, sovvertendo genialmente il destino della nostra eroina.

TESTIMONE D’ACCUSA

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17 . 29 gennaio

Gitiesse Artisti Riuniti          Teatro Stabile del Veneto

presentano

VANESSA GRAVINA
GIULIO CORSO
con la partecipazione straordinaria di
GIORGIO FERRARA
TESTIMONE D’ACCUSA

di Agatha Christie
traduzione  Eduardo Erba

con
PAOLA SAMBO     YASER MOHAMED     BRUNO CRUCITTI    
SERGIO MANCINELLI
     ANTONIO TALLURA     ERIKA PUDDU
LEONARDO SBRAGIA

scene Roberto Crea
costumi Chiara Donato
musiche Matteo D’Amico
artgiano della luce Luigi Ascione

 

regia GEPPY GLEIJESES

 

 

Questo magistrale dramma giudiziario, mai messo in scena in Italia in un grande allestimento, accuratissimo nel rendere le procedure e il gergo avvocatizio, presenta un classico finale con “doppio colpo di scena” ed è stato imitato più volte, ma mai superato. In termini d’intreccio si tratta di un’ulteriore variazione sul tema dell’uomo adultero Leonard Vole. Al centro degli avvenimenti troviamo una donna Romaine e l’avvocato di lui Sir Wilfrid.
È certamente la commedia più bella di Agatha Christie. La pièce fu adattata per il cinema dal grande Billy Wilder e aveva come protagonisti Charles Laughton, Marlene Dietrich e Tyrone Power.
Il nostro spettacolo presenta un grandissimo cast, con Giorgio Ferrara nel ruolo di Sir Wilfrid, Vanessa Gravina (Romaine) e Giulio Corso (Leonard Vole), e altri 9 attori, più 6 giurati scelti tra il pubblico prima dello spettacolo. La regia è di Geppy Gleijeses, dopo i grandi successi di Sorelle Materassi, Arsenico e vecchi merletti, Così parlò Bellavista.

UNO, NESSUNO E CENTOMILA

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10.15 gennaio
ABC Produzioni e ATA Carlentini

presentano

 

 

PIPPO PATTAVINA  

MARIANELLA BARGILLI

UNO, NESSUNO E CENTOMILA
di Luigi Pirandello

 

con
ROSARIO MINARDI    MARIO OPINATO   GIANPAOLO ROMANIA

 

musiche originali Mario Incudine

scene Salvo Manciagli

 

   regia  ANTONELLO CAPODICI

 

 

NOTE DI REGIA

Pubblicato nel ’25 a puntate, in versione definitiva l’anno dopo, ma iniziato nel decennio precedente, l’ultimo romanzo del Genio agrigentino è la summa del suo pensiero, della sua sterminata riflessione sull’Essere e sull’Apparire, sulla Società e l’Individuo, sulla Natura e la Forma. L’Autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita“. Attualissimo, nella descrizione della perdita di senso che l’Uomo contemporaneo subisce a fronte del sovrabbondare dei macro- sistemi sociali, che finiscono con l’annullarlo, inglobandolo: dallo Stato alla Famiglia, dall’istituto del Matrimonio al Capitalismo, dalla Ragione alla Follia.

La scena è abbacinante. Di un bianco perfetto, luminoso, totale. Una scatola bianca. Ma ad una visione più attenta capiremo che le pareti non sono così “innocenti” come sembrano. Un’ouverture dalla quale si dipanano sia la vicenda che il suo commento. Siamo in molti luoghi, cioè in nessuno. La mente del Protagonista, certo. Ma anche una cella, una stanza d’ospedale o di manicomio. E’ un luogo “non-luogo”, che però si riempie subito di visioni. Ecco, allora, che le pareti della scatola, risultano sì bianche, ma come calcinate. Intonacate da materiale denso, grumoso, impervio.

L’eleganza formale di un Maestro come Pattavina: spensierato narratore in “flash-back”. Furente doppio di sé stesso nelle vicende più dolorose. In questo auto-sostituirsi, c’è persino il possibile riscatto all’impotenza originaria, all’inanità di una esistenza precedente, inconsapevolmente sprecata.

Una sola attrice – il “femminile”, mutevole, soggiogante, oscuro ed ambiguo, di Marianella Bargilli, inquieta ed inquietante – interpreta sia la moglie Dida che la “quasi amante” Maria Rosa, provocantemente ingenua, in maniera speculare, costretta com’è nel suo disturbo “evitante”.

 

 

 

 

 

 

 

E non tragga in inganno la struttura tradizionale del romanzo d’origine: sì che ribolle delle stesse ferocie familiari che hanno reso l’autore, l’intelligenza più acuta, crudele, definitiva di tutto il Novecento. Oggi parleremmo di “disfunzionalità” e “disturbi del comportamento”. Pirandello, infatti, anticipando di decenni le conclusioni della “Gestalt”, descrive, in realtà, dei sintomi. Scopre – fra le pieghe di un apparente “feuilleton” – una vasta rete di disturbi e nevrosi, epitome di un più ampio malessere, che contagia le società moderne come, tutt’oggi, le intendiamo. Sono tratti di personalità istrioniche; disturbi “borderline”; disturbi ego-sintonici, che i personaggi del dramma hanno tramutato in manie compulsive, in ansie da controllo. Disfunzionalità dell’umore. Bipolarismo.

Rimane, infine, la libertà del racconto. La forza redentrice del relativismo, il sollievo del ridicolo. Narrazione /interpretazione/ esposizione: le atmosfere oniriche, le evocazioni. Lo smobilitamento finale del trauma, che rimanda alle moderne tecniche dell’MDR.

 

Antonello Capodici

 

L’ERBA DEL VICINO È SEMPRE PIÙ VERDE

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26 dicembre 8 gennaio

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

presenta

 

CARLO BUCCIROSSO

L’ERBA DEL VICINO È SEMPRE PIÙ VERDE

di Carlo Buccirosso

regia CARLO BUCCIROSSO

con (in ordine di apparizione) Fabrizio Miano, Donatella de Felice

Peppe Miale, Elvira Zingone, Maria Bolignano, Fiorella Zullo

 

scene Gilda Cerullo e Renato Lori

costumi Zaira de Vincentiis

disegno luci Francesco Adinolfi

 

 

 

Mario Martusciello, funzionario benestante di banca, da tempo in aperta burrascosa crisi matrimoniale con sua moglie, si è rifugiato da alcuni mesi in un moderno monolocale, vivendo un momento di profonda depressione, insoddisfatto del proprio tenore di vita, delle proprie ambizioni, delle proprie scelte, delle proprie amicizie, e non di meno di sua sorella, rea di preoccuparsi eccessivamente del suo inaspettato isolamento. In continua spasmodica ricerca di libertà, di cambiamenti, di nuove esperienze di vita e di un’apertura mentale che gli è sempre stata ostacolata dai sensi di inferiorità e dalla mancanza di spregiudicatezza, Mario guarda il mondo e le persone che lo circondano alla stessa stregua di un fanciullo smanioso di cimentarsi con le attrazioni più insidiose di un immenso parco giochi, cui non ha mai avuto l’opportunità di poter accedere… Ed è così che pervaso dall’adrenalina della novità, dall’eccitazione del rischio, nonché dalla paura dell’ignoto, si ritroverà presto soggiogato dalla sindrome dell’”Erba del vicino”, ovverosia dalla sopravvalutazione di tutto quanto non gli appartenga, di ogni essere umano diverso da sé stesso, di qualsiasi tipo di emozione possa procurargli una donna che non sia uguale a sua moglie, come “una giovane avvenente influencer” conosciuta solo per caso… il tutto accompagnato da un senso di autocommiserazione, ed da un’ammirazione spropositata verso chi nella vita ha saputo guadagnarsi, con grande fortuna, soldi e successo a sbafo, a discapito suo che mai ha avuto il fegato di osare, né di cambiare modo di essere pur di raggiungere qualcosa d’importante… È allora che quel senso di attrazione verso chi è diverso da te, che riesce in tutto più di te, e che sa essere quello che giocoforza non sei mai stato tu, potrebbe anche trasformarsi in un’irrefrenabile follia omicida, e a quel punto… sotto a chi tocca! In un simile spiazzante panorama, chiunque avesse la malaugurata idea di suonare alla porta di casa Martusciello per qualsivoglia motivo, come per la consegna della ordinazione del giapponese o di un pacco postale, o peggio ancora per uno sventurato errore domiciliare, si troverebbe invischiato in una situazione non facilmente gestibile, con l’arduo compito poi di tentare di uscire dall’appartamento in tempi brevi, e possibilmente nelle migliori condizioni di salute!… In definitiva, “l’erba del vicino” sarà pure più verde di quella dell’altro, ma ciò che conta è che non si macchi di rosso “sangue”… E se invece fosse proprio il vicino di casa in carne ed ossa, a sfidare la sorte suonando alla porta dell’appartamento di Mario, magari solo per chiedere la cortesia di qualche foglia di prezzemolo, cambierebbe qualcosa al finale della nostra vicenda?…

Carlo Buccirosso

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