15.16 ottobre

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
MARADONA CONCERTO
con
CLAUDIO DI PALMA
DANILO REA al pianoforte

testi di Ruggero Cappuccio, Roberto De Simone, Benedetta Palmieri
impianto scenico Luigi Ferrigno

regia CLAUDIO DI PALMA


Un’opera-concerto, discreta e innamorata, dedicata ad una delle più grandi emozioni del Novecento: Diego Armando Maradona. Parole di grandi poeti e prosatori contemporanei e note suonate da un singolare compagno di gioco rendono omaggio alla memoria di un mito.

NOTE DI REGIA
Esistono raffinate traslazioni tra la fisica e la musica. Il calcio è una di queste. Nel suo proporre vettorialità di tensione, traiettorie insospettabili, schematismi tecnico-simbolici, movimenti ritmici, percussioni e sospensioni, il calcio, con le sue partite, è assimilabile a un sofisticato sistema cinematico o anche ad un affascinante concerto improvvisato; materia di mezzo fra geometria e fisica applicata, intreccio ispiratissimo fra classica e free jazz. Sorprende che i suoi esecutori non siano interpreti consapevoli di queste proprietà. In effetti, i grandi calciatori, da un lato inverano i principi della meccanica newtoniana in modo assolutamente istintivo, dall’altro dirigono orchestrazioni di squadra con i tempi e le intensità espressive che solo il loro intuito suggerisce. Tutto senza studio delle discipline del moto e senza capacità di lettura delle sequenze musicali di una partitura. Puro istinto, appunto, o conoscenza empirica.
Quando qualcuno di loro, però, descrive nell’aria parabole inattese, propone sorprese balistiche, inventa varianti ritmiche, intona articolati fraseggi, un miracolo, sempre, si compie. Quando poi tutto questo avviene fuori da ogni schema preparatorio, anche quello più connaturato all’ attività come l’allenamento, allora l’evento assume il senso e il valore di una preconoscenza selvatica, dell’espressione di un gene primordiale, di un’intima sapienza misterica, manifestazione più autentica dell’esistenza del dio superiore.
Quando questo fenomeno avviene ripetutamente, dettato sempre reiterabile del genio, allora occorre battezzarlo col suo nome: Diego Armando Maradona. A lui dunque, ad una delle più grandi emozioni del Novecento, la dedica di un concerto, l’omaggio di grandi poeti e prosatori contemporanei. Alla sua imperitura permanenza un dialogo con dieci singolari compagni di gioco (le dita di un pianista come Danilo Rea). Un’opera, piccola, discreta e innamorata che ridia forma e parola ai suoi gesti, che dia ancora memoria al suo mito, che conclami eterna la gloria all’incarnazione di una scintilla purissima di Dio.
Claudio Di Palma