LE DIEU DU CARNAGE

30 marzo. 4 aprile

04/04/2027 @ 0:00 – Le dieu du Carnage è un testo che ritrae un interno borghese parigino dove “regna un’atmosfera compunta cordiale e tollerante” che ben presto si esaspera virando su toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per cercare di risolvere – da …

LE DIEU DU CARNAGE

Le dieu du Carnage è un testo che ritrae un interno borghese parigino dove “regna un’atmosfera compunta cordiale e tollerante” che ben presto si esaspera virando su toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per cercare di risolvere – da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere – una questione che inizialmente pensano di minimizzare: una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli di undici anni. Ma, a poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, correttezza politica, apertura mentale e dirittura morale si sgretolano. E sotto quelle maschere appare il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. L’edizione 2025, prodotta dal teatro Nazionale di Genova, porta la firma di Antonio Zavatteri, regista\attore che sa lavorare sulla commedia come pochi (ricordiamo il suo felice allestimento di Le prénom. Cena tra amici di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière che, nell’edizione italiana a cura di Fausto Paravidino, gira nei teatri italiani dal 2015). In scena un quartetto di attrici e attori raffinato e affiatato, proveniente dalla Scuola di Genova: Francesca Agostini, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani e lo stesso Antonio Zavatteri. 

Scena candida e disegno luci di Nicolas Bovey (noto per aver conquistato, nel corso delle stagioni i più importanti premi teatrali); costumi minimalisti firmati da Anna Missaglia che alterna lavori tra prosa e lirica, anche a livello internazionale. Le dieu du Carnage (2006) ha vinto i più importanti premi internazionali (Prix Molière e Tony Award) e sbancato i botteghini di tutto il mondo, a partire da Parigi, Londra e New York. L’autrice ha una sapienza unica nel cogliere e ritrarre gli squarci dei veli che ricoprono la barbarie delle creature umane. In scena due coppie di genitori di due ragazzi che non compaiono mai in scena, Bruno Houllié e Ferdinand Reille: Ferdinand ha colpito in faccia, con un bastone, Bruno. 

I genitori di Bruno sono Véronique (grande appassionata d’arte e fotografia, momentaneamente occupata sulla scrittura su un libro circa le problematiche del Darfur) e Michel Houllié (grossista di articoli casalinghi con una madre molto malata), mentre quelli di Ferdinand sono Annette (una consulente patrimoniale) e Alain Reille (avvocato, sempre al telefono, impegnato a difendere una casa farmaceutica che ha rilasciato un farmaco dagli effetti collaterali nocivi). Purtroppo, le buone intenzioni iniziali finiscono presto dimenticate lasciando spazio a diverbi che esplodono in alterchi verbali e liti sia tra le due famiglie, che tra mogli e mariti.  A quasi 20 anni dalla sua prima apparizione, la commedia mantiene intatta la sua forza caustica che divampa e non finisce di divertire, di inquietare, di irritare adottando un linguaggio semplice e feroce che scopre i nervi seguendo un ritmo sospeso tra la satira violenta e un’empatica commiserazione per i suoi protagonisti. 

Note di regia

«Senza troppo generalizzare, possiamo dire che l’essere umano, per quanto si sia potuto evolvere nei secoli, è sempre istintivamente proiettato verso la supremazia nei confronti del prossimo e verso il desiderio del suo annullamento. Reza, con questo testo, fotografa il comportamento di due coppie di genitori, alle prese con un tentativo di mediazione e di riconciliazione dopo una lite avvenuta tra i rispettivi figli. Gradualmente rivela le tensioni nascoste sotto la superficie, costruendo una commedia estremamente divertente e crudele, in cui la furia del desiderio per la “mattanza” pervade i quattro protagonisti e mette noi che assistiamo di fronte a uno specchio.  Il testo di Yasmina Reza va trattato come un classico ma può essere una trappola molto insidiosa. La nostra messa in scena privilegia il lavoro di interpretazione di un quartetto di attori che si conoscono bene e hanno già condiviso esperienze di palcoscenico: un’intesa naturale e rodata. La necessità assoluta è quella della commedia, per rispettare il ritmo impresso dalla drammaturgia e il mio gusto di teatro e di arte, ovvero che noi attori non dobbiamo nemmeno inconsciamente voler raccontare la storia né tantomeno i personaggi.  Come recita la didascalia iniziale: Un salotto. Nessun realismo. Nessun elemento inutile.  Gli Houllié e i Reille, seduti gli uni di fronte agli altri. Si deve capire subito che si è in casa degli Houllié e che le due coppie hanno appena fatto conoscenza. Al centro, un tavolino basso con molti libri d’arte. Nei vasi due grandi mazzi di tulipani. Lo spazio che abbiamo pensato con Nicolas Bovey mette in primo piano l’azione, prevedendo anche un carattere estetico importante. La commedia è una commedia, e io vorrei che si ridesse di questi esseri orribili. Non voglio certo negarne l’essenza, ma (come piace a me, anche grazia all’esperienza fortunata de Le prénom) vorrei che il carattere dello spettacolo prescindesse dai generi e dalle categorie e che si fluttuasse da un genere ad un altro, esattamente come succede nelle realtà. Yasmina Reza descrive un certo tipo di borghesia, medio colta (affine a quella ritratta in Le prénom) in cui si contrappongono due stili di vita, di pensiero e di ideali. Ma definirei queste caratteristiche più di relazione e di personalità che non di appartenenza culturale e di politica. Ma la nostra natura, sotto la superficie perbenista, ci porta alla sopraffazione. Nasconde ancora il desiderio dell’annientare e del massacro. In conclusione, la commedia, il dramma e la tragedia convivono continuamente nella nostra realtà e in questa girandola di accadimenti e di relazioni tra le coppie e tra gli elementi delle coppie, uno degli aspetti fondamentali è il comportamento “adulto” delle donne, in contrapposizione con il comportamento infantile degli uomini. Questo non deve portare ad una interpretazione univoca, ma è un aspetto di cui tener conto in modo limpido».

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